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Il
suo letto, lungo circa 35 Km., è costituito da una lunga successione
di lame scavate nella crosta terrestre, ricche di prosperi vigneti.
Ma l'incremento edilizio del XX secolo lo ha quasi completamente
cancellato.
La gravissima piena del
1567 cancellò tutte le opere eseguite nel tempo
sotto una immensa coltre di fango e detriti.
Così il "pantano", divenuto più vasto, insidioso ed insalubre che
mai, prese il nome di "Marisabella", per ricordo dello sfortunato
tentativo della Duchessa Sforza.
L' alluvione del
febbraio 1905 dilagò a Bari causando 18 morti e migliaia
di disastri e senza tetto che richiamarono l'attenzione delle competenti
autorità. Il flagello si ripeté, con nuovi elevatissimi danni ed
altre vittime, nei giorni
3 e 5 settembre 1915;
ma c'era la tremenda guerra con le sue pressanti necessità, ed il
nuovo disastro diede origine solo a lunghe polemiche ed
insufficienti mezze misure con le quali si tirò avanti fino al
tragico 6 novembre 1926,
quando un nubifragio mai visto, dopo aver spazzato l'inadeguata trincea di
sbarramento, invase tutto il lato sud-occidentale del capoluogo,
sommergendolo sotto una massa fangosa alta fino a 60 cm. e,
purtroppo, con altri 19 morti e 50 feriti!
Il governo dell'epoca, prontamente prese a cuore la questione sotto
tutti i suoi aspetti sociali, geografici, meteorologici ed
economici, e sulle risultanze degli studi dei vari tecnici
interessati,
venne decisa la deviazione dell'infausto
torrente.
Con provvida sollecitudine, la Cattedra di Agricoltura di Bari e
l'Ispettorato Agrario, d'intesa con il Comando del Corpo Forestale,
approntarono il piano di esproprio del regio decreto 30-12-1926 n.
3287: "Provvedimenti da adottare per il bacino del torrente Picone,
in dipendenza dell'alluvione nell'abitato e nella provincia di Bari,
confinante a Nord con la provinciale Cassano-Altamura, ad Est con la
località "Femmina Morta" ad Ovest con quelle di "Chiummo" (cioè
piccolo) e "Monsignore".
La foresta, che si spande in massima parte nell'agro cassanese e
solo per un pezzettino in quello altamurano, dista quasi sette
chilometri da Cassano e circa 35 da Bari. Successivi espropri hanno
fatto salire il comprensorio di Mercadante dagli iniziali 1.041 agli
attuali 1.300 ettari, divenendo, così, la
prima e la più estesa fra quelle create nella provincia di Bari.
Dalla preziosa monografia su Cassano dell'Alessandrelli, si apprende
che nell'iniziale piano di esproprio, la tenuta più ricca ed
importante era quella attorno alla masseria dell'Avv. Giuseppe
Mininni (futuro assessore provinciale e presidente dell'Acquedotto
Pugliese), comunemente denominata "Mercadante": fu la
prima ceduta all'Amministrazione Forestale, battezzando col suo nome
la nascente foresta, già appartenente ad una antica famiglia
altamurana.
Le varietà delle piante messe a
dimora, vanno dai pini alpensis, pinea marittimi, ai
cipressi comuni, piramidalis ed horizontalis;
dalla roverella al quercis ilex (leccio), al
pseudosuber (fragno) e alla spinosa (quercia); dal
cedrus atlanticus, a quelle impiegate di recente: olmi, robinia,
frassino, ormello, bagalaro, eucalipti, ecc. Le più vecchie ne hanno
da 40 a 60 anni, dato che le prime piantate andarono distrutte dai,
purtroppo, numerosi incendi, eufemisticamente classificati
"spontanei" o "accidentali".
Possiamo tuttavia affermare, con piena serenità, che la via della
foresta "Mercadante" è la strada del benessere, non solo per
Cassano e i cassanesi, ma per tutti coloro che gioiosamente la
battono per poter
respirare un poco di aria pura in ambiente sereno e piacevole, indispensabile per ritemprare
le forze logorate dallo stress quotidiano. |